GRECIA / Nell’Odissea di Omero viene elogiato il gesto di Argo che vecchio, stanco e pieno di zecche, riconosce il padrone Ulisse, anche se camuffato da mendicante. Nonostante sia un cane immaginario, rimane uno dei simboli di fedeltà più celebri della storia antica.

Argo, il cane di Ulisse


Articolo di Isabella Dalla Vecchia – info@misteribestiali.it

Nell’Odissea di Omero viene elogiato il gesto di Argo che vecchio, stanco e pieno di zecche, riconosce il padrone Ulisse, anche se camuffato da mendicante. Nonostante sia un cane immaginario, rimane uno dei simboli di fedeltà più celebri della storia antica.
Nell’opera viene descritto l’incredibile viaggio di Ulisse fino al suo ritorno in patria, dove tutti lo attendono ma, a causa del travestimento nessuno, a parte il cane Argo, lo riconosce. Preso da immensa gioia gli corre incontro agitando la coda, senza però riuscire ad abbracciarlo, muore infatti di stenti di fronte all’eroe, dopo averlo aspettato per ben vent’anni. Un gesto dal valore immenso che commuove Ulisse, un uomo invincibile, reduce da lotte impossibili e da prove ultra umane, che non può non versare una lacrima per il suo fedele amico. Ecco come viene descritto il momento: «Mentre questo dicevano tra loro, un cane che stava lì disteso, alzò il capo e le orecchie. Era Argo, il cane di Odisseo, che un tempo egli stesso allevò e mai poté godere nelle cacce, perché assai presto partì l’eroe per la sacra Ilio. (…) E là Argo giaceva tutto pieno di zecche. E quando Odisseo gli fu vicino, ecco agitò la coda e lasciò ricadere la orecchie; ma ora non poteva accostarsi di più al suo padrone. E Odisseo volse altrove lo sguardo e s’asciugò una lacrima senza farsi vedere da Euméo (…) ed entrò nella reggia incontro ai proci. E Argo, che aveva visto Odisseo dopo vent’anni, ecco, fu preso dal Fato della nera morte» Odissea, libro XVII, versi 290-329.