C’era una volta un maestro d’armi giapponese che si trovò a fronteggiare un’imbarazzante sconfitta a opera di un topo molto furbo e veloce. Non riuscendo a liberarsene, l’uomo chiamò uno dopo l’altro i gatti più famosi nella caccia ai topi.


Articolo di Isabella Dalla Vecchia – info@misteribestiali.it

la filosofia del gatto pigro

C’era una volta un maestro d’armi giapponese che si trovò a fronteggiare un’imbarazzante sconfitta a opera di un topo molto furbo e veloce. Non riuscendo a liberarsene, l’uomo chiamò uno dopo l’altro i gatti più famosi nella caccia ai topi. Maschi, femmine, robusti, intelligenti e persino dotati di poteri mentali, ma nessuno di loro riuscì a sconfiggere il roditore. Uno dopo l’altro, i gatti furono costretti a fare un inchino e abbandonare il luogo.
Il topo, divenuto superbo e audace, prese il controllo della casa. Tuttavia, l’uomo provò a coinvolgere un ultimo gatto di quartiere, che non aveva nemmeno preso in considerazione, essendo vecchio e stanco. Il topo, dopo averlo visto scoppiò a ridere e lo ridusse al ruolo di servo, convinto della sua supremazia assoluta. Così il topo continuò a regnare senza preoccuparsi del vecchio gatto, vivendoci assieme. Ma un giorno, impegnato con un pezzo di formaggio troppo pesante, chiese aiuto al felino, il quale, avvicinandosi al sorcio, lo catturò con un balzo, cacciandolo fuori di casa. E così, fu sconfitto.
Questa storia insegna che «il nemico esiste perché esiste il sé; senza il sé, non esiste nemico», come spiega Daisetz Taitaro Suzuki. La mente, quando non ha obiettivi e si purifica da sé stessa, diventa chiara e priva di incertezze, consentendo azioni semplici e dirette e ottenendo così i propri desideri inconsci. La tecnica di lotta del gatto consisteva insomma nel «non avere una tecnica», aspettando il momento giusto che si sarebbe manifestato …naturalmente.