STREGHE E GATTI NERI

Trentino Alto Adige / Castello di Castelcorno 

GATTI E LEGGENDE

IL GATTO NERO PERSEGUITATO DALL’INQUISIZIONE

GATTI

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Streghe e gatti neri, un connubio che ha attraversato per anni la nostra storia, giungendo fino ai giorni nostri. Ma conosciamo davvero l’origine di questa inscindibile coppia? L’origine la ritroviamo nel Medioevo periodo in cui si adottava la “politica del terrore” al fine di avere potere sulle masse. Si iniziò a considerare la presenza del male come fatto concreto, da combattere materialmente, condannando tutti coloro che erano considerati demoni o posseduti. L’Inquisizione, quel ramo della Chiesa cattolica che era dedicato all’individuazione dei malefici e alla loro estirpazione si occupava di individuare le donne ritenute “streghe” bruciandole insieme ai gatti, con l’accusa di essere i loro compagni o addirittura incarnazioni del demonio stesso.
La “caccia alle streghe e ai gatti” viene legalizzata con il “Vox in Rama” di Papa Gregorio IX (1233) il primo documento ecclesiastico ufficiale in cui il gatto nero era ufficialmente incarnazione di Satana. Papa Innocenzo VIII avrebbe addirittura scomunicato tutti i gatti. Pratiche talmente assurde da sembrare leggende, eppure ancora oggi la follia umana porta a credere nella superstizione legata ai gatti neri. Ogni anno ad halloween vengono denunciate scomparse di questi felini. Uno scempio derivante da una superstizione infondata e senza senso. E’ lecito dunque chiedersi perché tutto questo odio nei confronti dei gatti?

Per dare una risposta occorre andare indietro nel tempo. Nell’Antica Roma il gatto era il compagno della dea della Libertà e veniva spesso raffigurato ai suoi piedi. Nel Cristianesimo il concetto di Libertà veniva associato al “libero arbitrio”, alla possibilità per l’uomo di scegliere se seguire il bene o il male, l’unico momento della nostra vita in cui Dio non ha possibilità di intervenire. Un concetto negativo per i cristiani che lo associavano all’episodio di Adamo ed Eva che avrebbero “scelto” di mangiare il frutto proibito. Così il gatto che per i culti pagani dell’Impero Romano rappresentava la Libertà, veniva facilmente demonizzato e lo si indicava come compagno delle streghe, donne considerate “libere” dai dogmi della chiesa. Il colore nero e gli occhi luminosi accentuavano le false credenze popolari e i poveri felini vennero col tempo facilmente perseguitati. Non ci fu solo questo motivo e per comprenderne un altro occorre spostarci in ambito musulmano.

Molto conosciuto è il mito della gatta di Maometto, Muezza, amata dal profeta. Un giorno si addormentò sulla sua manica e Maometto per non disturbarla tagliò la manica della veste. Questo gesto restò nella storia ed in seguito tutti i musulmani rispettarono tutti i gatti come aveva insegnato il profeta. Inoltre il gatto è un animale estremamente pulito e il gesto di pulizia del viso richiama esattamente le abluzioni prima di entrare nel tempio. Amato dai musulmani diveniva ovviamente odiato dai cristiani, acerrimi nemici. Non è un caso che la strega voli su una scopa, simbolo di pulizia, elemento di sospetto per l’inquisizione.

Un’altra motivazione per la Chiesa era data dall’irresistibile attrazione che si ha nell’accarezzarlo. Il desiderio del contatto fisico era pura condanna, un monaco che accarezzava un gatto era riprovevole. E di gatti i monasteri erano pieni, necessaria presenza per allontanare i topi. Il gatto certosino pare che provenga proprio dalle Certose.

Finalmente con la venuta dell’illuminismo si iniziarono a considerare i processi di condanna delle streghe come atti basati su accuse infondate. Maria Teresa d’Austria il 1 marzo 1755 emana una legge in cui si enuncia che qualsiasi sospetto su presunti streghe, licatropi o vampiri deve obbligatoriamente essere analizzato dall’autorità imperiale.

Eppure lui, com’è nella sua natura, è sempre stato libero dalle nostre leggi, moltiplicato e sopravvissuto nel tempo nonostante le persecuzioni, mai piegato di fronte alla cattiveria dell’uomo a riprova che ciò che rappresentava originariamente, ovvero la guerra e la fecondità, non era poi stata una scelta tanto casuale.

Sembra che il gatto siamese sia il preferito a custodire i tesori

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